Una cosa che sicuramente non ti aspetti nel centro di Perth (Northbridge, per essere precisi) è la sensazione di trovarsi in un autosalone italiano agli inizi degli anni 80. Invece è quel che ti può capitare entrando nella concessionaria di Franck Cecchele.
La vetrina della concessionaria è assortita di auto storiche italiane, più o meno riuscite, dalla spigolosa Fiat 130 Coupé alla sportiva Fiat X 1/9, dalla rallystica Fiat 124 Sport alla discutibile Lancia Trevi (diciamo la verità: era piuttosto brutta). C’è anche una Fiat 131, auto alla quale sono particolarmente legato perché è la prima che abbia mai guidato (una 1600 TC Supermirafiori, per essere precisi). Anche i poster attaccati alle pareti sono della stessa epoca. Ti accorgi di non essere in Italia giusto perché anziché ‘ricambi’ sopra il bancone c’è scritto ‘spare parts’. E tutte le auto di cui sopra hanno la guida a destra.
Una menzione speciale va a Mr.Cecchele: Frank guida una Fiat Uno Turbo bianca, in condizioni perfette, con un vistoso sticker ‘Frank’s Fiat’ sul portellone posteriore. La targa - che come noto qui è personalizzabile - recita semplicemente ‘FIAT’.
Ora, bisogna tenere presente che uno dei veicoli più diffusi in Australia è il cosiddetto ‘ute’: un ingombrante - e spesso rumoroso - ibrido tra una berlina e un pick up (una migliore definizione, con foto, si trova qui sull’enciclopedia universale). Tanto per definire il gusto locale. Eppure, anche le Fiat di Frank hanno il loro spazio.
Per cui anche se il vostro prodotto o il vostro servizio (o voi stessi) non sono che una nicchia, sicuramente c’è qualcuno, da qualche parte, che ne ha bisogno. D’ora in poi chiamerò tale fenomeno ‘la nicchia di Cecchele’.
The Gruen Transfer: un nome stridente per un fenomeno che tutti conosciamo. La definizione, così come viene data sul sito - ma anche su Wikipedia - suona più o meno così: “The Gruen Transfer prende il nome da Victor Gruen, il progettista del primo centro commerciale. Il termine descrive la frazione di secondo durante la quale il layout volutamente confusionale del centro commerciale ci fa sgranare gli occhi e spalancare la bocca… il momento in cui ci dimentichiamo per cosa siamo venuti e diventiamo pronti all’acquisto d’impulso”.
Trasmesso in prime time dalla rete australiana ABC, The Gruen Transfer è un talk show che parla di pubblicità. Campagne pubblicitarie australiane e internazionali vengono dissezionate con feroce ironia dal brillante (ma non necessariamente simpaticissimo) Will Anderson, affiancato da un panel di esperti del settore. Ad ogni puntata due tra le più importanti agenzie australiane si sfidano realizzando una campagna per i prodotti più improbabili, ricevendo il voto della giuria e del pubblico. Vengono inoltre ricercate le peggiori pubblicità con l’intento di premiarle con i Golden Turds (traducete voi), in ossequio al detto pubblicitario “You can’t polish a turd, but you can roll it in glitter”.
La trasmissione, godibilissima sia per gli addetti ai lavori che per la casalinga di Voghera (o il ragioniere di Busto Arsizio, come preferite), ha il pregio di informare e divertire allo stesso tempo, spiegando i meccanismi e i linguaggi della comunicazione pubblicitaria televisiva, ma anche facendosi beffe degli esempi più cialtroni.
La televisione campa di pubblicità, per questo una trasmissione che getta la maschera sul suo maggiore introito mi sembra che abbia un approccio, se mi si passa il termine, 2.0. Questo non tanto per l’interazione con il web (il sito offre comunque contenuti extra, feedback immediati, presenza sui social network, vodcast delle puntate) ma proprio per il suo voler dialogare con i propri interlocutori. Parliamo, anziché nasconderci.
P.S. coerentemente, la trasmissione non è interrotta da pubblicità.
Spesso i veicoli hanno nomi diversi a seconda dei Paesi dove vengono commercializzati. Ad esempio, io cambierei il nome a questo truck Mitsubishi - in uso da queste parti - per il mercato italiano (invece vedo che non l’hanno fatto).
La miglior traduzione che mi viene in mente, cercando di dare il senso della frase, è “Trova di tutto, anche quello che non stai cercando”. In ogni caso, una descrizione perfetta per il mercato coperto di Fremantle.
“Non puoi giocare a nascondino con Dio”: più amichevole e meno minaccioso di un “Ricordati che Dio ti vede”, anche se il senso è lo stesso. Così una chiesa di Fremantle tenta di richiamare i fedeli meno fedeli.
Ok, l’inglese lo sappiamo più o meno tutti, quindi andiamo a vivere in Australia. Mica è così facile però: qui hanno il loro linguaggio. L’australiese tipico per sua natura è rilassato (attenzione: rilassato, non pigro) e si esprime facendo largo uso di abbreviazioni, sia parlate che scritte.
Ecco qualche esempio facile: university diventa uni. Breakfast: brekkie. Vegetable: veggie. Thank you: ta (utilizzato negli SMS ma anche verbalmente). Un capolavoro di sintesi.
Poi le cose si fanno impegnative. Underwear: undies. Utilty vehicle (pick-up simil-vettura, molto diffusi qui): ute. Afternoon: arvo. Present: prezzy. Christmas present: Chrissie prezzy. E tu pensavi che stessero parlando di una loro conoscente.
Fino all’incomprensibile doppia parola della foto: why we all love cosa? Semplicemente, una delle specialità italiane più in voga da queste parti: spaghetti (spag) alla bolognese (bol). Ovvio, no?